Quando è scoppiata la pandemia di COVID, quasi in tutta Europa, una delle prime misure prese è stata quella di chiudere teatri, cinema e centri culturali, i luoghi di fruizione collettiva e quindi con un più alto rischio di contagio.

      I settori culturali e creativi sono stati, insieme al turismo, quelli che hanno immediatamente subito l’impatto: festival, eventi, spettacoli dal vivo rimandati o annullati, progetti culturali fermati; le Capitali europee della cultura si sono viste costrette a licenziare il team creativo.

      Per quanto riproporre eventi culturali online su piattaforme digitali sia stato utile a dare visibilità agli operatori e ai loro lavori, questa strategia non ha coperto i costi delle risorse umane coinvolte oltre a sminuire l’essenza, non economica, del legame tra arte, cultura e pubblico.

      Da un punto di vista politico, gli stati dell’UE hanno reagito in modi diversi e, ovviamente, tanto più il settore CC è stato riconosciuto come un settore economico chiave tanto più rapida è stata la reazione.

       

       

      Tra le reti europee, l’ECBN ha immediatamente lanciato un sondaggio per misurare l’impatto della pandemia sulle ICC europee per supportare il settore con l’obiettivo di proporre non solo un’analisi ma anche di spingere i tanti responsabili politici a prendere misure per contrastare l’emergenza e dimostrare, una volta per tutte, che credono nel valore economico e sociale del settore.

      Sul sito web ECBN è già possibile leggere i primi risultati dell’indagine e le azioni intraprese dai paesi dell’UE che hanno agito più rapidamente per sostenere il settore.

      Particolare interesse suscita la mappa creata da KEA per raccogliere e visualizzare, paese per paese, le politiche specifiche proposte in tutto il mondo per supportare il settore.

      In Italia, le prime misure adottate appartenevano al decreto legge “Cura Italia” con misure per il settore CC come un’estensione delle indennità di disoccupazione agli operatori culturali o un’indennità mensile per i liberi professionisti nel settore delle arti dello spettacolo, dai buoni ai rimborsi dei biglietti già venduti in musei, cinema e teatri per la sospensione dei pagamenti di previdenza sociale e contributi per le organizzazioni culturali. A livello regionale, vale la pena ricordare, la campagna lanciata da Puglia Creativa per misurare l’impatto di COVID sul settore e una campagna di crowdfunding a supporto degli operatori.

      In altri paesi dell’UE vale la pena menzionare le azioni intraprese in Francia, con un fondo di 22 milioni di euro assegnato a sottosettori culturali o l’applicazione ai settori CC di fondi generali per liberi professionisti (in Belgio, Svezia, Germania).

       

       

      Finalmente l’UE

      Ieri, la Commissaria per la Cultura Marya Gabriel, ha presentato le misure che la Commissione europea sta mettendo in atto per sostenere il settore tra cui:- Riconoscimento della cultura come uno dei 5 settori in cui potrebbe essere applicato il regime speciale di aiuti di Stato.- Il regime SURE per la disoccupazione temporanea può essere utilizzato da artisti e creatori senza lavoro.- Un regime di sostegno di 2 milioni di euro per promuovere l’internazionalizzazione e la cooperazione delle arti dello spettacolo attraverso scambi digitali e virtuali.- Uno schema di sostegno di 5 milioni di euro per i cinema.

      Tutte queste sono valide misure per affrontare l’emergenza, ma i paesi dell’UE sono in grado di avere una visione per un nuovo coraggioso programma di investimenti nel settore CC? O l’emergenza ridurrebbe drasticamente le risorse disponibili trasferendole, come di solito accade quando sono necessari tagli al bilancio statale, ad altri settori ritenuti più rilevanti per riattivare i motori dei paesi?

      Dal nostro punto di vista, questa è la sfida chiave e varrà la pena che un messaggio europeo forte venga prima di tutto fornendo risorse adeguate ai settori CC nei prossimi 6 anni del bilancio dell’UE.