La Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea è istituita nel 2003 come espressione di una filosofia imprenditoriale che considera la valorizzazione della creatività contemporanea e del presente avanzato un requisito necessario per il pieno assolvimento della funzione sociale dell’impresa, al proprio interno e verso il contesto di riferimento.

      Con questi presupposti la Società Agraria Bgreen ha costituito la Fondazione SoutHeritage, ente che opera come soggetto indipendente e senza scopo di lucro attraverso un format di “fondazione espansa”, un’operazione inedita in termini di apparato espositivo in un momento storico in cui è ampio il dibattito sui luoghi dedicati all’arte del presente, intesi sempre più come spazi di progettazione e di sperimentazione piuttosto che semplici contenitori.

      In questo contesto, la Fondazione SoutHeritage, recuperando l’importanza dell’eredità storica del territorio, allestisce i vari progetti culturali presso luoghi storici e simbolici della città di Matera (sito dei celebri Rioni Sassi patrimonio UNESCO) e della regione Basilicata, contribuendo così alla vivificazione della memoria storico-architettonica del territorio naturale e antropizzato, che diviene fonte d’ispirazione per gli artisti contemporanei chiamati ad intervenire nei vari contesti.

      Su queste linee, la fondazione (premiata nel 2005 con il Premio Guggenheim Impresa&Cultura) lavora in modo sinergico con varie istituzioni pubbliche e private, accademie, università, per diffondere l’arte e la cultura contemporanea non solo presso un pubblico d’appassionati, ma anche chi all’arte deve ancora avvicinarsi (missione perseguita oltre che con i propri programmi anche con l’ingresso gratuito a tutte le iniziative accompagnate da progetti educativi).

      Abbiamo intervistato Angelo Bianco, direttore artistico della Fondazione SoutHeritage.

       

      Quale impatto ha avuto lo stop forzato sulla tua attività e sul tuo settore (tuo livello di percezione)?

      La situazione attuale, con mostre rinviate e vernissage cancellati, ha avuto un impatto sull’intera catena di produzione culturale della fondazione e quindi anche sull’apertura dei vari eventi già calendarizzati. Lo stop forzato dovuto alla situazione sanitaria ci ha però fornito del tempo e le condizioni necessarie per pensare e costruire correttamente nuovi programmi cercando di mantenere un alto livello di qualità in un’ottica di “resilienza culturale”.

       

      Come e con quali attività/idee o soluzioni state reagendo?

      Per sua matrice e mission, la Fondazione SoutHeritage è fortemente radicata agli spazi fisici, contestuali e non astratti. In questo periodo difficile in cui siamo chiamati a “restare” continuiamo quindi a credere nel potere dell’arte ma crediamo anche in una cultura che non possa essere solo intrattenimento trasmesso attraverso internet vista la grande profusione di “contenuti culturali” online promossi in questi giorni da numerose realtà culturali.

      In questo quadro infatti, la Fondazione, in un ambito di comunicazione responsabile e ecologia dell’informazione,  intenzionalmente non contribuisce alla creazione di narrazioni digitali di intrattenimento imposte dall’attualità che, anche se connotate da buona volontà, empatia e folclore, non fanno altro che contribuire ad un ampio inquinamento della rete e dell’infosfera partecipando alla messa in ridicolo dei rapporti sociali e alla canalizzazione delle condotte. Il fatto che ci ostiniamo a vedere le nuove tecnologie come portatrici di prosperità e cooperazione la dice lunga anche sul livello di impoverimento che abbiamo raggiunto tanto nei saperi individuali che collettivi.

      In attesa dunque che ritorni il tempo delle intese ritrovate e di poter ritornare negli studi degli artisti per condividere i prossimi progetti o la prossima inaugurazione negli spazi della fondazione, stiamo lavorando ad attività più profonde e durature da contrapporre alle difficoltà del momento con una nuova programmazione “tagliata” sulle necessità del momento.

       

      Qual è la tua visione del futuro (relativamente alla tua attività e del settore )?

      Che cosa accadrà? Dopo la seconda guerra mondiale Theodor Adorno disse che, dopo Auschwitz, scrivere poesie (o fare arte, aggiungo io) sarebbe stato un atto barbaro. Invece l’arte non è finita, perché la vita continua, con tutta la sua carica di creatività. In merito al settore culturale credo nel bisogno di fare in modo che la cultura si riappropri di un ruolo centrale, riacquistando la capacità di influenzare le scelte politiche e sociali del Paese ascoltando esperti e operatori e poter così costruire una visione strategica d’insieme della cultura che in Italia è sempre mancata; in questo ambito si può pensare ad una sempre vagheggiata e necessaria disarticolazione della burocrazia, a una seria defiscalizzazione del mecenatismo (al di là dell’insignificante “Art Bonus” partorito negli ultimi anni), o alla costituzione di “Art Council” o strutture come il CNAP (Centre national des arts plastiques) su modello di quelli esistenti all’estero che promuovono e sorreggono la giovane creatività.

      In questo quadro, citando Quintino Sella e far fronte al “quietismo” che caratterizza il “fare” italiano, non bisogna nemmeno fare grandi sforzi, basta girare la testa e vedere cosa succede in altri paesi.

      Per rimanere ancora in un ambito di citazioni e esempi storici, basti anche pensare a programmi come il Pwap (Public works of arts project) nell’ambito del New Deal di rooseveltiana memoria varato durante la grande depressione degli USA, che aiutò migliaia di giovani artisti (Pollock, Rothko, De Kooning…); o ancora rendere realmente funzionali i vari Istituti Italiani di Cultura all’estero (IIC) che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono semplici contenitori vuoti gestiti quasi sempre da direttori improbabili messi lì per mera nomina politica che si occupano a mala pena della promozione di quell’Italia amata e conosciuta che appartiene più che altro al passato. Insomma, di soluzioni ne esistono, basta solo sollevare lo sguardo dal proprio ombelico e servirsi di gente preparata!

      Inviaci la tua testimonianza

      Unisciti alle nostre interviste: rispondi alle domande seguenti, inviando a info@materahub.com un testo fra le 600-800 parole e una immagine rappresentativa della tua organizzazione:

      • DESCRIVI BREVEMENTE LA TUA ATTIVITÀ/LA TUA ORGANIZZAZIONE
      • QUALE IMPATTO HA AVUTO LO STOP FORZATO SULLA TUA ATTIVITÀ E SUL TUO SETTORE (TUO LIVELLO DI PERCEZIONE)?
      • COME E CON QUALI ATTIVITÀ/IDEE O SOLUZIONI STATE REAGENDO?
      • QUAL È LA TUA VISIONE DEL FUTURO (RELATIVAMENTE ALLA TUA ATTIVITÀ E DEL SETTORE)?