Migrante e imprenditore: due sostantivi che non vengono accostati di frequente e che, anzi, sembrano quasi un ossimoro, nella nostra percezione comune.

      Eppure in Italia sono 447.422 gli imprenditori nati all’estero, secondo quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata con l’Università degli Studi Roma Tre.

      Titolari per lo più di imprese piccole o piccolissime, particolarmente attivi nei comparti dei servizi e dell’industria e in alcuni settori che si caratterizzano come labour intensive: la confezione di abiti e di capi in pelle nel manifatturiero, le costruzioni, il commercio, le attività di ristorazione, alloggio, noleggio e società multiservizi.

      Migranti imprenditori in Italia: qualche numero interessante

      Gli imprenditori con background migratorio costituiscono il 14,6% degli imprenditori del nostro Paese.

      L’81% proviene da un Paese extracomunitario e per il 23% sono donne.

      Inoltre, il 71,9% degli imprenditori ha personale alle dipendenze e il 60% delle loro imprese è in attività da più di tre anni.

      Dati sorprendenti, se si è soliti attribuire alla figura del migrante uno scarso potere d’azione.

      Un premio per i migranti imprenditori in Italia

      Con l’obiettivo di rendere queste storie sempre più note, è stato istituito il premio “MoneyGram Awards”. La missione? Identificare e riconoscere i progetti di impresa portati avanti in Italia da immigrati e che si distinguono per le loro idee innovative e di sviluppo.

      Una delle vincitrici per l’anno 2019 è stata Andreea Arnautu, di origine romena, prima in Italia a creare una piattaforma dedicata alle organizzazioni no-profit.

      Il settore dell’innovazione tecnologia è, infatti, quello in cui maggiormente riescono a farsi strada imprenditori che provengono da altri paesi poiché derivano da contesti sempre più impegnati in filiere come l’alta tecnologia. È così che diventano nuovi punti di riferimento necessari per anticipare e intervenire su alcune tendenze di cambiamento del mercato.

      Più Nord che Sud, ma qualcosa sta cambiando

      La maggior parte dei progetti imprenditoriali gestiti da migranti in Italia si sviluppa nel Nord (53% con la Lombardia al primo posto, dove gli imprenditori nati all’estero sono 81.355) e meno al Sud (4%).

      Ma c’è già chi sta lavorando ad un cambiamento in tal senso.

      Startups Without Borders” è una piattaforma nata in Egitto, e recentemente installata nella Capitale, che promuove opportunità per le startup fondate da imprenditori rifugiati e migranti in giro per il mondo.

      Nel 2019 hanno lanciato il primo evento “Orizzonti Startup”, una conferenza per riunire gli imprenditori migranti e rifugiati in tutta Italia con lo scopo di attirare l’attenzione sull’emergente ecosistema di startup create dagli stessi, in maniera da costruire una filiera virtuosa per sviluppare nuove imprese sul territorio.

      ELYME, il progetto che accompagna i migranti verso il loro percorso imprenditoriale

      In linea con le realtà sopracitate, nasce il progetto pilota chiamato ELYME – Entrepreneurial Labs for Young Migrants across Europe – che è stato pensato proprio con questo obbiettivo: accompagnare il migrante nel suo personale percorso imprenditoriale.

      Si svolge, infatti, su tre livelli che hanno un focus specifico su:

      1. chi deve ancora delineare la propria idea imprenditoriale;
      2. chi ha bisogno di una conoscenza più dettagliata degli strumenti necessari per poterla realizzare;
      3. chi ha un’impresa già avviata ma ha bisogno di innovarla o di migliorarne alcuni aspetti.

      Il progetto nasce con l’intenzione di rispondere alle necessità di confronto con persone che condividono lo stesso sogno e che siano vicine a livello territoriale, creando una rete di supporto con la quale poter affrontare le difficoltà e le insidie che si incontrano nell’intraprendere un percorso difficile come quello di tipo imprenditoriale.