Sostenibilità degli spazi culturali in Italia

Alcune riflessioni e soluzioni condivise da proporre

Venerdì 13 e sabato 14 dicembre, su invito del centro culturale EX FADDA di San Vito dei Normanni (Brindisi), siamo stati a Lecce e abbiamo partecipato, in qualità di ospiti, all’evento “Destroy Powerpoint”, presso lo spazio rigenerato delle Manifatture Knos.

L’evento, organizzato nell’ambito del programma Bollenti Spiriti della Regione Puglia, ha visto la partecipazione di numerosi centri culturali italiani, nati in spazi pubblici e privati recuperati dal degrado e rigenerati.

Soluzioni condivise per la gestione dei centri culturali

La splendida due giorni, fatta soprattutto di condivisione delle diverse esperienze dei partecipanti e networking fra gli stessi, si è rivelata un’ottima occasione per fare un primo passo verso una strada da percorrere con tutti i gestori dei centri italiani, verso un obiettivo comune: trovare soluzioni condivisibili per la gestione dei centri culturali e lanciare proposte efficaci per un’innovazione della normativa vigente, sia a livello locale che nazionale.

Il nostro Paese può contare, da Nord a Sud, su un numero importante di centri culturali nati in spazi recuperati. A Lecce abbiamo avuto modo di conoscere e approfondire le storie di Farm Cultural Park, centro culturale di Favara (Agrigento) nato dal recupero di una parte del centro storico del paese siciliano; il Teatro Valle occupato di Roma; la Guarimba International Film Festival di Amantea, in provincia di Cosenza; l’Associazione non profit Grisù, che ha trasformato un ex comando dei Vigili del Fuoco di Ferrara in una factory della cultura e della creatività; i ragazzi del Salento Fun Park, che hanno riqualificato un pattinodromo abbandonato a Mesagne (Brindisi).

Questi sono solo alcuni dei team di gestione che hanno partecipato all’evento. Per chi volesse approfondire, la lista dei partecipanti la trovate qui: ( http://destroypowerpoint.tumblr.com/chi)

Spazi per esprimere creatività e condividere conoscenze

Ogni rappresentante dei team di gestione presenti ha raccontato la propria storia, il modo in cui i singoli gruppi sono riusciti, non senza difficoltà, a rendere un servizio culturale alle loro comunità, permettendo sia ai team stessi che ai numerosi cittadini che ogni giorno interagiscono all’interno degli spazi rigenerati, di esprimere liberamente la propria creatività e lo spirito di condivisione.

Ogni centro ha rappresentato e rappresenta un’opportunità non solo socio-culturale per la città in cui è nato, ma anche un esempio di gestione auto sostenibile della cultura, in una formula collaborativa parallela alle tradizionali modalità di sostegno, provenienti in larga parte dalle Istituzioni e/o dalle fondazioni pubblico/private.

Elemento comune emerso dalle testimonianze dei team presenti è chiaramente la voglia di accrescere le opportunità per giovani e meno giovani, con la necessità di costruire un percorso lavorativo partendo dalle proprie passioni e capacità. Percorsi che, con i tradizionali modi di proporsi all’esterno, incontrano non poche difficoltà. Una soluzione a questo problema la offrono l’aggregazione e la visibilità offerte all’interno degli spazi.

La sfida: trasformare aggregazione e cultura in sostenibilità economica

Resta da capire quanto questi incentivi possano trasformarsi in fonti di sostenibilità per i centri culturali ed è per questo che vogliamo condividere, in questo primo post sull’argomento, le nostre riflessioni su questa tematica, mai attuale come in questo periodo, mentre l’attivismo culturale che contraddistingue la Basilicata e Matera si interroga sul riutilizzo di spazi. Esiste, infatti, un forte interesse da parte di tutti gli attori istituzionali ed economici del territorio italiano – senza distinzione da Nord a Sud – a voler testare strade alternative o di sostegno alle consuete forme di aggregazione sociale e formazione culturale finalizzata a migliorare lo stile di vita degli italiani, provando così a invertire un disastro socio-culturale a cui il nostro Paese sta assistendo da diversi anni a questa parte, in tutti i settori della vita pubblica.

Il mancato rinnovo della classe dirigente e i forti schemi consolidati di potere e consuetudini paiono essere le cause principali della mancata innovazione sociale italiana. La maggior parte dei creativi del “Bel Paese” riescono a esprimere le loro potenzialità all’estero, pur tenendo viva una nostalgia e un rancore per non riuscire a lavorare tra le mura di casa. La nascita di centri culturali e sociali autogestiti, in quasi tutte le regioni d’Italia, è stata sempre una risposta in controtendenza a questo fenomeno. Tutto è affidato alla passione, all’entusiasmo, alla voglia di cambiamento e al protagonismo (nella sua forma migliore) di giovani gruppi che dedicano la quasi totalità del loro tempo a seguire il progetto rigenerativo, a ricostruire e mantenere uno spazio che diventa la loro prima casa. Quasi in una doppia vita, nella quale non bastano le clssiche 24 ore giornaliere, queste persone si danno da fare perché il progetto possa diventare realtà e mantenerlo vivo, dribblando gli enormi ostacoli che il sistema burocratico italiano pone loro dinanzi, anche quando gli amministratori si dimostrano collaborativi e/o propositivi.

Anche nei casi di successo, quando cioè gli spazi culturali si aprono al pubblico, diventa difficile trovare le forze per rigenerarsi autonomamente e proseguire in un ricambio di forze per la gestione. I motivi sono sostanziali, primo fra tutti l’incongruenza tra il voler togliere dalla morsa della gestione burocratica lo spazio, optando per l’autogestione, e la difficoltà a dover sostenere economicamente i costi. A distanza di tempo, infatti, coloro che operano a titolo volontario per garantire l’apertura e la fruizione degli spazi, non riescono – il più delle volte – a seguire il loro percorso personale e, nella difficoltà di trovare le condizioni favorevoli a un ricambio generazionale, sono costretti a interrompere il loro percorso e ad abbandonare il progetto.

Di contro, sono moltissime le esperienze emerse in cui si è ribadito come le amministrazioni pubbliche danneggino i centri culturali quando tentano di aiutare economicamente la rigenerazione e la gestione degli spazi: tempi burocratici per gli appalti che si allungano e che, il più delle volte, si traducono in uno stop definitivo al progetto ancora prima di essere realizzato, quando cioè l’idea è nella fase di incubazione.

Quali soluzioni adottare: pensiamoci insieme

Alcune soluzioni teoriche sono emerse dagli incontri e noi di materahub siamo molto interessati al tema, soprattutto poiché pensiamo che molte risposte possano venire dalla condivisione e dalla creazione di network operativi tra gestori italiani ed europei.

A tal proposito, il nostro progetto Creative Land Europe (leggi di cosa si tratta) va in questa direzione: ecco perché ci piacerebbe saperne di più e provare a costruire una piattaforma utile ad aggregare creativi, organizzazioni private, istituzioni pubbliche e soggetti che possano collaborare su azioni specifiche, a sostegno delle varie realtà creative legate agli spazi rigenerati e non solo.

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