LA PROPOSTA DI PAOLO MONTEMURRO

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“L’Europa deve migliorare la comunicazione delle attività e degli output dei progetti europei, favorendo l’interazione tra gli stakeholders attraverso canali social e piattaforme web interattive”

In questo momento storico in cui la comunicazione è lo strumento più importante a sostegno dell’innovazione sociale e culturale, l’Europa  è accusata spesso di non essere in grado di comunicare in modo diretto e semplice le proprie politiche, iniziative e opportunità ai cittadini e alle imprese.
A un linguaggio spesso molto tecnico, burocratico, settoriale (da “addetti ai lavori” insomma) si aggiungono alcune scelte di programmazione e un generico ritardo nell’ uso dei nuovi canali di comunicazione da parte di quelle organizzazioni che, tramite la cooperazione Europea, dovrebbero essere i primi megafoni dei progetti e delle azioni virtuose, positive e costruttive che la Comunità Europea mette in campo, avvicinando i cittadini alle istituzioni e promuovendo al meglio le iniziative intraprese per rafforzarne l’identità.

La nuova programmazione Europea sottovaluta la disseminazione

Nella nuova programmazione 2014-2020, in particolare nel programma Erasmus+, la Commissione Europea ha deciso di non dedicare alcuna voce di budget specifica per la promozione dei progetti, dei loro risultati, del lavoro messo in campo dalle partnership costituite a livello Europeo. Si è deciso di racchiudere in una generica voce “Management” anche le attività di comunicazione che nella programmazione precedente (programma Lifelong Learning) avevano degli spazi dedicati e dei fondi allocati allo scopo specifico di dare massima risonanza e diffusione al frutto della cooperazione Europea tra i partner.
Dovendo fare di necessità virtù, le partnership hanno strutturato comunque la loro attività di comunicazione, provando a puntare molto su sistemi e strumenti facilmente accessibili e di massima portata rispetto ai target da raggiungere. Purtroppo non tutte le organizzazioni esprimono una qualità mediatica e una capacità comunicativa altamente professionalizzata: è qui che è emersa una arretratezza generale degli operatori della cooperazione Europea rispetto ai nuovi strumenti e canali di comunicazione; poca interazione, linguaggio ostile e incomprensibile e scarsa capacità di sintesi e di racconto. Inoltre, mancando dei budget dedicati, sono moltissimi i progetti che, pur interessanti e utili, non producono nessuna documentazione video e/o in forma di info-grafiche ad esempio.

No facebook, no twitter? Ahi, ahi, ahi …

La comunicazione dei progetti Europei, forse anche per le indicazioni date dai valutatori, si è sempre concentrata sullo sviluppo di strumenti classici quali brochure, poster, libretti e gadget. Gli unici elementi innovativi sono stati siti web via via più user friendly e video spesso amatoriali che presentavano, in modo poco coinvolgente e troppo tecnico, il progetto stesso.
L’avvento dei social network non sembra essere stato ancora “digerito” dagli operatori del settore. Questi nuovi canali, potenzialmente in grado di raggiungere un pubblico di users immenso, abbattendo i costi della comunicazione, non sono ancora molto popolari tra le organizzazioni impegnate nella progettazione Europea. In molti casi si spendono risorse enormi per raggiungere pochissimo pubblico.
Sembrerà strano ma spesso capita di trovarsi a meeting di partenariato dove, chiedendo l’hashtag per twittare, leggiamo il terrore negli occhi degli organizzatori che non sanno di cosa stiamo parlando!!
Come statistica generale sono sempre più i partner privi di account facebook e twitter rispetto a quelli che li hanno e il dato è ancora meno confortante se si considerano le organizzazioni che li usano attivamente..

La proposta

Da queste riflessioni si denota che, oltre al potenziamento dei canali ufficiali della Comunità Europea, gli stessi partenariati vincitori di progetti dovrebbero organizzarsi al meglio per garantire la giusta diffusione delle attività e dei risultati del loro operato. Università, Centri di ricerca, NGO, Istituzioni e Imprese, nessuno escluso, dovrebbero migliorare la loro interazione con i loro target di riferimento, migliorando la presenza e l’utilizzo attivo di canali e strumenti comunicativi digitali. Inoltre mancano politiche di comunicazione integrata tra progetti e tra partner e non esistono strumenti europei su cui basarsi per far colloquiare partner differenti che stanno gestendo progetti o programmi simili.
Un primo tentativo è stato fatto dal progetto PACE (http://www.eu-projekte.at/pace/), una rete di project manager Europei che condivide buone pratiche di gestione dei progetti comunitari e che ha dedicato uno spazio anche alla disseminazione dei progetti.

Non basta e ci sentiamo di lanciare un appello a tutte le organizzazioni che la pensano come noi e che si rendano disponibili a far giungere questo messaggio alle istituzioni Europee, magari presentando progetti di innovazione proprio legati a questo gap specifico.

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