Quando innovazione al Sud è sinonimo di emancipazione

Parlare di innovazione in territori vicini eppure così diversi porta a riflettere seriamente su ciò che occorre fare per migliorare la vita delle persone e ciò che si rivela, in maniera inesorabile, pura retorica.

Nelle ultime tre settimane abbiamo avuto il piacere di essere invitati in Calabria, prima a Cosenza e poi a Reggio Calabria, per testimoniare l’utilità di strumenti come l’Erasmus per Giovani Imprenditori e la creazione partecipata di impresa.

Kublai in Campo a Reggio Calabria

In particolare, mercoledì 15 ottobre abbiamo partecipato al Kublai in Campo, evento svoltosi presso Ecolandia (primo esempio in Italia di parco ludico tecnologico e ambientale, situato nella periferia nord di Reggio Calabria) per parlare di Erasmus e buone pratiche per la creazione di impresa. Abbiamo avuto anche modo di partecipare ai tavoli di discussione dei progetti proposti sulla piattaforma del Progetto Kublai, in un’ottica di sviluppo locale sostenibile, da gruppi di persone che operano nel territorio reggino (associazioni, imprenditori, studenti, amministratori locali).

 

Partecipanti al Kublai In Campo di Reggio Calabria

Nella foto di Flavio Fulciniti, i partecipanti al Kublai In Campo di Reggio Calabria.

Fare innovazione in beni confiscati alla criminalità

Noi abbiamo partecipato ai tavoli di discussione riguardanti il recupero e la gestione di un bene confiscato alla ‘ndrangheta, situato in quartiere periferico di Reggio Calabria, e a quello inerente la creazione di uno spazio di co-working per imprese agricole.

La cosa che ci ha colpiti è senza’altro lo spirito di iniziativa dei partecipanti. Non è retorica: molte di quelle persone hanno subìto atti intimidatori, hanno visto devastare (e continuano a vedere) gli spazi a loro affidati, in contesti sociali che rendono difficile il loro operato. In più, le amministrazioni pubbliche – in grave difficoltà economica – non riescono a garantire un sostegno economico per la ristrutturazione di tali spazi che, lo ricordiamo ancora, sono beni sottratti alla criminalità organizzata e restituiti ai cittadini, spesso in pessime condizioni, tanto che chi li prende in affidamento deve accollarsi le spese di ristrutturazione: ciò significa che la maggior parte di quegli spazi resta inutilizzata (o disponibile solo in minima parte).

Insomma, l’argomento è abbastanza sentito (lo abbiamo affrontato anche lo scorso anno, ricordate?) e non solo al Sud.

Anche contesti difficili hanno bisogni da soddisfare

Per fortuna, in un quadro generale così poco entusiasmante, le persone animate da buoni propositi e da spirito di iniziativa non mancano e diverse sono le soluzioni suggerite durante i momenti di confronto.

Fermo restando che occorrerebbe pianificare le proprie attività in modo da rendere sostenibile ogni iniziativa svolta all’interno degli spazi a loro affidati, i consigli dati ai soggetti affidatari sono sostanzialmente questi:

  • fare un’analisi dei bisogni del territorio e del contesto sociale in cui si deve operare;
  • puntare su poche ma utili attività, per portare avanti il proprio progetto in maniera sostenibile;
  • pensare di trasformare la propria associazione in un’impresa sociale, contando sulle competenze e sul lavoro dello zoccolo duro dell’associazione stessa.

Suggerimenti semplici, ma utili a ridisegnare il percorso intrapreso per raggiungere gli obiettivi fissati. Per chi vuole seguire la discussione inerente i progetti, suggeriamo di dare un’occhiata alle pagine che ospitano le proposte progettuali e le relative discussioni.

Conclusioni

Per quanto ci riguarda, il Kublai in Campo di Reggio Calabria ha rappresentato la scoperta di un territorio (l’ennesimo) che vuole emanciparsi dalle dinamiche che finora ne hanno rallentato lo sviluppo, economico e sociale. Pensare che esistano persone che vogliono innovare in tali contesti non può che animare positivamente chi, come noi, lavora per facilitare lo sviluppo in territori dove, adesso, si rende necessario un cambiamento radicale delle cose.

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