Le industrie creative salveranno l’Italia

Nel giorno in cui Riccardo Luna incontrava i Digital Champions italiani, noi facevamo rientro da Copenhagen, dove – assieme ad altre 52 delegazioni nazionali – abbiamo preso parte alla Creative Business Cup in qualità di host nazionali di una delle più importanti business competition mondiali per imprese nel settore della creatività.

Una casualità che speriamo sia di buon auspicio, visto che a Roma e Copenhagen si celebrava, in quel giorno, la creatività al servizio delle persone.

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Tutti i team partecipanti sul palco principale della Creative Business Cup

CBC 2014 – Il resoconto e la nostra analisi

Ad aggiudicarsi la Creative Business Cup 2014 è stato il team polacco di CTAdventure, che ha creato un gioco interattivo online per insegnare la chimica ai teenager di tutto il mondo attraverso la realtà aumentata. Al secondo posto è arrivata la Lettonia con il team di GIGI Blocks, che ha ideato dei blocchi di cartone per giocare creando varie forme e architetture. Il terzo posto è stato assegnato al team di PocketSky, una società austriaca che ha ideato degli occhialini in grado di combattere il Disordine Affettivo Stagionale (sindrome che colpisce soprattutto i popoli del Nord Europa) e il jetlag, diffondendo una luce blu che dona energie fisiche e favorisce il benessere mentale.

Analizzando le imprese classificatesi nelle prime tre posizioni e quelle a cui sono stati assegnati i premi speciali (cliccare qui per consultarle), ipotizziamo che la giuria di quest’anno abbia valutato positivamente quelle idee di impresa che propongono soluzioni in cui design, creatività e soprattutto utilità sociale sono ben mescolati.

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Presenti a Copenhagen anche Andrea Mazzon (a sinistra) e Paolo Spiga (a destra), membri di XYZE, team che ha vinto l’edizione italiana della della Creative Business Cup 2014.

Ciò spiegherebbe anche la scelta della giuria di non tenere conto di team come quello italiano (che propone un metro digitale per misurare la taglia corretta durante gli acquisti online di abbigliamento, soluzione altamente commerciale e già in fase di utilizzo), di quello spagnolo (che ha creato una piattaforma di streaming web per il rap utilizzata in tutto il mondo) o di quello inglese (che ha sviluppato una piattaforma cloud per la distribuzione di contenuti digitali attraverso un’unica soluzione), tanto per citarne alcuni, giunti a Copenhagen con progetti e prodotti che – a nostro avviso – hanno un forte potenziale commerciale e hanno superato da tempo la fase di early stage.

Industrie creative, queste (s)conosciute

La partecipazione di materahub in qualità di host nazionale della Creative Business Cup non è stata un caso: da anni lavoriamo a progetti e ricerche nell’ambito delle industrie culturali e creative e da tempo sosteniamo che vi sia ancora grossa incertezza su cosa realmente esse siano e su come individuare gli operatori del settore. È stato utile, in tal senso, incontrare rappresentanti di Google, Ikea, Lego, Deloitte, Kauffman Foundation e di altri grossi player presenti a Copenhagen, confrontandoci con loro su metodi e azioni che, attraverso i nostri progetti europei, stiamo studiando e applicando nelle aziende.

Cos’è, in effetti, un’industria creativa? La creatività è tutta nel prodotto o anche nel processo di produzione? Si può ritenere un designer più creativo di un programmatore o una falegnameria meno originale di una web agency?

La questione è sentita in tanti altri Paesi, non solo in Italia: ne abbiamo avuto conferma durante il meeting di tutti gli host nazionali della CBC 2014, momento della tre giorni danese in cui abbiamo avuto il piacere di raccontare a tutte le delegazioni cos’è e cosa fa materahub, avviando anche una discussione seria sulle industrie culturali e creative.

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La delegazione italiana a Copenhagen, composta da una parte del nostro team e dai ragazzi di XYZE

È stato interessante accorgersi di quanto il tema sia caldo in paesi come USA, Brasile, Regno Unito, Estonia, Danimarca, Cina, Giappone, Russia. Con molti dei delegati presenti abbiamo approfondito la questione con incontri singoli: loro hanno ascoltato con interesse la nostra testimonianza di player attivi, in Italia e in Europa, nelle industrie creative, hanno condiviso appieno le nostre visioni e hanno espresso l’esigenza di pianificare una strategia comune per inquadrare meglio ogni aspetto di questo settore che, nell’economia mondiale, assume sempre più importanza.

In tal senso, sono stati emozionanti e fruttuosi gli incontri avuti con le delegazioni americana, brasiliana e inglese, estone, portoghese e finlandese: abbiamo messo sul tavolo alcune proposte di collaborazione e di cose che si possono fare, già da adesso, nei rispettivi paesi: gli accordi che ne nasceranno, porterebbero in Italia non solo nuove ed entusiasmanti forme per esprimere il potenziale chi si occupa di creatività, ma anche nuove possibilità di aprirsi a mercati esteri interessanti e incontrare investitori in cerca di nuove idee e soluzioni anche in Italia.

Per fare questo, però, abbiamo bisogno di un avviare un tavolo operativo allargato a esperti e organizzazioni che, come noi, operano in Italia nel settore delle industrie creative, per fissare degli obiettivi comuni e lavorare insieme per rendere più flessibile e ospitale il mercato della creatività italiana. Anche per questo motivo, di rientro da Copenhagen abbiamo lanciato un appello su Twitter rivolto a chi si occupa di industrie creative in Italia, al fine di organizzare un incontro per stabilire cosa sono le industrie creative e in che modo possono aiutare l’economia del Paese.

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