Aiutare i giovani lucani a crearsi il lavoro

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Aiutare i giovani lucani a crearsi il lavoro

Forse stai aspettando che qualcuno ti offra un lavoro e l’attesa ti sembra vana. Oppure stai cercando un modo per esprimere le tue idee e le tue capacità.

Se vivi in una condizione di attesa,
l’autoimpiego può essere la soluzione giusta per te

Sono circa 81.580 i giovani dai 19 ai 30 anni residenti in Basilicata: a te e agli altri 81.579 giovani lucani vogliamo parlare degli ingredienti giusti per crearsi un lavoro e, magari, per diventare imprenditori. Ci sono molti strumenti utili su cui poter contare: in questo e in una serie di articoli futuri, ti aiuteremo a scoprirli.

Smettila di farti etichettare

Assistiamo quotidianamente a tentativi complessi per risolvere il problema della disoccupazione giovanile, che spesso cade in settorializzazioni estreme. Specie per gli under 30 come te, sono etichettati e disposti in reparti come se il mondo fosse un grande supermarket: diplomati, laureati, NEET, attivi, non attivi, con esperienza, nullafacenti, parlanti inglese.

Probabilmente questa lettura fatta dall’alto, troppo legata a statistiche e troppo generalista, fa parte di un sistema che ha perso la bussola e che vuole trovare soluzioni semplicistiche a problemi molto più complessi.

Spesso i giovani talenti (magari tu sei uno di quelli) non sono consapevoli del loro potenziale: non hanno mai avuto l’occasione di mettersi in gioco o forse non l’hanno mai cercata. A volte non sentono neanche il bisogno di mostrare le loro abilità o magari di accrescerle, rinchiusi nelle aule della formazione tradizionale e poco propensi a crearsi esperienze pratiche.

A noi di Materahub capita spesso di osservare i giovani in contesti internazionali e lavorativi, nei quali sembrano spaesati e il più delle volte assolutamente confusi sul loro ruolo e sul loro futuro.

Altre volte assistiamo a esplosioni di entusiasmo, soprattutto quando si ritrovano a mettere in pratica le loro qualità in progetti concreti, magari stimolati da un mentore capace di spronarli e ispirarli.

I numeri parlano chiaro

Negli ultimi 7 anni, la Basilicata ha perso circa 17.000 abitanti, ai quali vanno aggiunti i lucani che, pur residenti nella nostra regione, lavorano nel centro-nord Italia o all’estero.
Il 75% dei comuni non superano i 5.000 abitanti e il tasso di anzianità è estremamente alto.

Questi dati non dovrebbero stupire, visto che viviamo in un contesto economico-sociale internazionale in cui lasciare la terra natia per costruirsi un’opportunità è normale, senza però illudersi che altrove stiano aspettando proprio noi: il più delle volte, infatti, questa migrazione non corrisponde a un miglioramento della qualità della vita, ma si riduce a una semplice fuga dalla quotidianità, con l’illusione di ottenere maggiori vantaggi altrove.

Perché la scelta non risulti sbagliata, bisognerebbe sempre avere un progetto valido, ponderato, ragionato, in grado di bilanciare le tue esigenze e passioni personali con gli investimenti che la famiglia mette in campo per darti una opportunità. Ma non deve assolutamente mancare la fiducia nelle proprie intuizioni, quelle dettate dal cuore, talmente forti che al solo pensiero di seguirle ci sentiamo carichi e pieni di energie.

Ovviamente la scelta di lasciare casa è sempre difficile e prevede degli sforzi. È scontato, però, che anche chi resta in Basilicata deve agire più attivamente per garantirsi la crescita personale e professionale, ma il più delle volte cade nella trappola dell’attesa passiva, magari alimentata dalle promesse della politica (spesso distanti dai reali bisogni dei giovani) e da una serie di convinzioni culturali come il fatidico posto fisso, oramai completamente anacronistiche.

L’attesa alimenta aspettative vane:
è così che nasce la sfiducia verso le proprie ambizioni e il contesto in cui si vive, paralizzando le attività e cancellando i sogni

A chi ci rivolgiamo

Innanzitutto in Basilicata ci sono circa 44.000 NEET, ragazze e ragazzi che non studiano, non lavorano e non fanno formazione: da chi dipende questa inattività?

Su chi far ricadere le responsabilità? Sui giovani? Sulle famiglie? Sulle istituzioni?

Molti di loro sono potenziali fruitori del programma Garanzia Giovani, che può essere una buona ricetta per riaccendere i motori, ma è ancora in fase di rodaggio e con intoppi che si spera si risolvano presto.

C’è un numero consistente di diplomati e laureati che sono tagliati fuori dal mondo del lavoro: ciò è da attribuire a un sistema produttivo non in grado di offrire occupazione adeguata a persone in possesso di una formazione superiore, ma anche a programmi di studio – soprattutto universitari – non adatti ai reali bisogni del sistema imprenditoriale lucano.

L’Università è sempre un fattore positivo per un territorio, ma se c’è uno scollamento con il tessuto sociale e produttivo e con il mercato del lavoro, l’intero sistema economico sarà fragile.

La Basilicata, invece, avrebbe molto più da offrire (anche a coloro che decidono di studiare fuori sede e poi di ritornare). Bisogna capire, però, che serve un progetto, un piano strategico concreto, che tenga conto di competenze/abilità, di una buona conoscenza del contesto lucano – con i suoi pregi e difetti – e di una buona dose di autocritica: molti giovani, infatti, ritornano in Basilicata con la voglia di cambiare la mentalità dei propri conterranei, per adattarla alla loro visione o al loro progetto. Secondo te, è più probabile che la cultura di un popolo si adatti alle nostre esigenze (magari velocemente) oppure che siamo noi a dover convivere con i punti di debolezza e a creare strategie per trasformarli in punti di forza, a vantaggio dei nostri progetti?

Nella vita, nulla ci arriva per caso o per fortuna: dobbiamo costruire passo dopo passo la nostra esperienza e la nostra carriera, divertendoci e senza farci schiacciare dai problemi che non possiamo risolvere. Dobbiamo imparare a costruire le giuste soluzioni, le giuste visioni e i giusti compromessi, partendo da ciò che ci dà entusiasmo e ci piace fare. Tutto questo è strategia!

Molti mestieri stanno cambiando,
il mercato del lavoro sta cambiando,
le logiche di interazione tra domanda e offerta sono cambiate
e il gioco si fa più duro, ma crea anche molti più spazi e opportunità
per chi sa cercarle e sfruttarle

Per i giovani lucani esiste davvero una difficoltà culturale di partenza, della quale però bisogna prendere atto e andare avanti. Forse ha ragione la famosa giornalista italiana Barbara Serra, quando dice che le nuove generazioni in Italia non sono abituate alla competizione e questo le mette in una condizione di totale svantaggio rispetto ad altri coetanei, in Europa e nel Mondo; la cosa più grave, forse, è che ti hanno fatto credere che l’ambizione non è una cosa di cui andare fieri, perché in Italia (specie al Sud) è sinonimo di arrivismo e arroganza. A tal riguardo, ti invitiamo a guardare e riguardare l’intervento di Barbara Serra al TEDxMatera del 2014 (https://goo.gl/o6ItAi), anche per rimarcare il vero significato della parola “meritocrazia”, poco usata in Italia ma molto all’estero. Fai attenzione: un sistema meritocratico non premia chi ha studiato e si è laureato con 110 e lode, ma premia i migliori!

I giovani lucani e l’autoimpiego

Ma allora cosa puoi fare?
Se hai una tua idea, puoi gettarti nella mischia e aprire una impresa?
Se hai le carte in regola per fare il professionista, puoi aprire una partita IVA?
Da dove cominciare?

Le risposte a queste domande non sono sempre facili, soprattutto quando coloro che si pongono la domanda non hanno i requisiti utili a evitare ogni condizione di attesa o di vassallaggio. In più, la risposta dipende dal contesto e la Basilicata non è il luogo ideale dove avviare certi tipi di imprese, ma può esserlo se scegli determinati settori, oppure se scegli che sia semplicemente la sede legale della tua attività, con clienti sparsi in tutto il mondo.

Le imprese lucane

Nel 2015, ogni mese si sono iscritte alle Camere di Commercio in Basilicata 251 nuove imprese (in media), ripartite in diversi settori economici. Il numero più alto è stato raggiunto a Febbraio 2015, mese record con 351 nuove imprese iscritte. In totale, nel 2015 si sono iscritte 3.016 nuove imprese. Sempre nel 2015, la media delle imprese che si sono cancellate dai registri delle Camere è stata di 300 al mese, con un picco in gennaio pari a 650 imprese cancellate. In totale, nel 2015 hanno chiuso ben 3.629 imprese.

Possiamo solo immaginare i motivi che portano imprenditori e pseudo-imprenditori a chiudere le loro attività e non vogliamo giudicare nessuno; al contrario, cerchiamo di orientare coloro che stanno pensando di avviare una attività sul territorio lucano ad analizzare bene le proprie strategie e la propria idea di business, facendosi le dovute domande.

Ti invitiamo a dare un’occhiata ai dati di InfoCamere (li trovi qui: http://goo.gl/SW7lUv ), entrando nel merito dei settori che tengono di più e quelli che magari avrebbero bisogno di forti spinte innovative e di internazionalizzazione nella loro ricetta.

A tutto ciò, aggiungiamo solo una riflessione in merito alle ormai note start-up innovative, imprese che fanno innovazione e che, ad esempio, hanno nel loro team i 2/3 di laureati o detengono un brevetto proprietario. Nei dati del 2015, la Basilicata è al terzultimo posto tra le regioni italiane, con appena 35 start-up innovative, che rappresentano un misero 0,34% delle società di capitali lucane. Che la Basilicata non sia una terra attrattiva per investimenti e innovazione lo sapevamo…

A te la scelta

Dopo averti riempito di numeri, siamo dell’avviso che la scelta di demoralizzarti o di metterti in moto, agguerrito e consapevole, spetti solamente a te: non siamo qui per scoraggiarti, ma solo per sfatare alcuni miti, farti capire realmente cosa significa fare impresa (anche in Basilicata) e porre l’accento sugli ingredienti indispensabili che devi acquisire prima di lanciarti in qualsiasi avventura lavorativa o imprenditoriale, soprattutto per creare progetti sostenibili, durevoli e che diano lavoro a te e magari ad altri.

Gli ingredienti di cui non ti hanno mai parlato

Cosa serve, allora, per diventare imprenditori o, quantomeno, per aiutarti ad affrontare le sfide che il mondo del lavoro ti pone dinanzi?

Proviamo a inquadrare meglio la cassetta degli attrezzi utile ai giovani lucani come te per la riuscita di progetti sostenibili. Dobbiamo partire da tre ingredienti fondamentali:
1. entusiasmo e passione per le cose che fai, per trascinare positivamente te e gli altri in nuove esperienze;
2. voglia di metterti in discussione e coraggio nell’affrontare i rischi, prendendoti le tue responsabilità;
3. fiducia in te stesso e atteggiamento pro-attivo in qualsiasi situazione, senza attendere con passività che gli eventi accadano.

Quello che ti serve: conoscenze verticali e competenze orizzontali

Dando per scontato che tu abbia questi 3 requisiti, procediamo con gli attrezzi utili che ognuno di noi dovrebbe acquisire e migliorare costantemente nel corso della propria vita: le conoscenze verticali e le competenze orizzontali.

Conoscenze verticali Competenze orizzontali
L’insieme di nozioni, informazioni e conoscenze – appunto – che provengono dai nostri studi, acquisite sia in modo tradizionale (scuola, università, corsi, ecc.) sia dalle passioni che alimentiamo quotidianamente, attraverso la lettura ad esempio, a cui aggiungere i saperi acquisiti dall’esperienza personale sul campo. L’insieme di abilità e atteggiamenti che ci consentono di ottenere risultati e che si manifestano come capacità di affrontare e padroneggiare problemi: comunicazione, cooperazione, flessibilità, autonomia, attitudine a risolvere problemi, gestione di conflitti e situazioni (a volte anche incresciose e/o inaspettate).

Devi investire il tuo tempo ad acquisire conoscenze verticali sempre più specialistiche e utili al tuo percorso, senza però tralasciare lo sviluppo costante delle tue competenze orizzontali: tutto ciò puoi ottenerlo con lo studio e tenendoti informato, utilizzando ogni strumento possibile, alimentando la pratica, l’esperienza lavorativa, la voglia e la curiosità di imparare.

Solo in questa maniera (unendo la teoria alla pratica) la tua parabola dell’apprendimento sarà crescente, così come la riuscita dei tuoi progetti.

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Cosa hai imparato fino ad oggi

Hai mai unito lo studio appassionato e costruttivo a momenti in cui ti sei messo in gioco, mosso dalla curiosità di migliorare le tue abilità?

Hai mai valutato l’importanza di lavorare (magari alternando lo studio) per acquisire e accrescere le tue competenze?

Se lo stai già facendo, sei sulla buona strada. È chiaro che diventa frustrante quando, ad esempio dopo anni di studio universitario, ci sentiamo dire che serve la famosa “gavetta” prima di intraprendere un lavoro o un percorso di impresa. Purtroppo molti dei giovani lucani non hanno gli strumenti utili a trasformare una idea in un progetto sostenibile e concreto: le idee sono un’ottima cosa, ma tutti hanno idee e intuizioni e, finché restano nei nostri pensieri, sembrano vincenti, ma quando cominciamo a dettagliarle e a contestualizzarle sorgono i primi problemi.

Per trasformare idee in progetti concreti e sostenibili serve avere buone conoscenze verticali e sperimentate competenze orizzontali. Ecco perché, a volte, la trasformazione di un hobby in un lavoro potrebbe essere un buon inizio per un progetto. Ti consigliamo vivamente di fermarti un attimo a riflettere sulle tue reali capacità, su una sostenibilità a breve e medio termine dei tuoi progetti. Se poi decidessi di realizzarli in Basilicata, allora ti serviranno una buona capacità di lettura del contesto, capacità di problem solving, di comunicazione e tanto spirito di iniziativa.

Non è tempo di demoralizzarti o arrenderti.
Ogni momento è buono per rimettere tutto in discussione e ripartire,
anche solo decidendo di guardare il mondo con occhi diversi,
senza troppo giudizio ed evitando di lamentarti.

Il nostro consiglio è di utilizzare la mappa delle conoscenze/competenze come bussola, per rivedere alcune decisioni o per rafforzarle, per riscrivere il curriculum facendo leva sulle competenze acquisite con l’esperienza e non solo evidenziando i traguardi formativi. Suggeriamo di mirare a un lavoro che ti dia la possibilità di mettere in pratica le tue qualità o investire il tempo sfruttando le occasioni di mobilità all’estero per imparare una lingua o magari proporsi per fare esperienze di lavoro temporanee che ci aiutino a crescere personalmente e professionalmente. Tutto questo mossi da una sana ambizione che si deve trasformare in uno scopo, in progetti che dovranno essere utili a molte persone oltre che a noi stessi.

E non dimenticare mai la forza delle intuizioni, che possono guidarti (una dopo l’altra) a procedere verso il tuo personale percorso.

Siamo sicuri che incrementare la tua parabola ti aiuterà ad avere successo con vari progetti e a migliorare la tua vita in generale. Sarai più consapevole delle tue scelte!

Inoltre, ti proponiamo di misurare le tue attitudini imprenditoriali con il TAI (Test di Attitudine Imprenditoriale), ideato e messo a punto dal Prof. Giuseppe Favretto (Direttore del Centro Imprenditoria Giovanile dell’Università di VeronaDipartimento di Economia Aziendale). Il TAI è riconosciuto a livello internazionale come uno dei migliori strumenti validi per la descrizione del potenziale imprenditoriale.

Scopri adesso quanto sei imprenditore: clicca qui!

 

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Comments
  • Antonio Strammiello
    Rispondi

    Salve io lavoro come insegnante madrelingua di inglese da molti anni. Mi piacerebbe però poter cambiare indirizzo e lavorare anche in altri ambiti. Il lavoro di squadra mi piace molto e ho già avuto esperienza.
    Sono socio in una cooperativa sociale di tipo B.

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